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Museo Civico della Pietra

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Su iniziativa dell'Amministrazione Civica, del Centro Studi Molise 2000 di Guardialfiera e dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Sezione Molise, è istituito, presso la sede in palazzo Loreto, il Museo Civico della Pietra.


GUARDIALFIERA E LA GENESI EVOLUTIVA DELLA PIETRA DAL FONDO DEI TEMPI AL MUSEO CIVICO PERMANENTE


Pietra di GuardialfieraPietra di GuardialfieraParole al vento, sparpagliate fra gli orli delle strade, nei vicoli, sul Costone di Piedicastello, e man mano posate in Chiesa, dentro la Cripta, nel Palazzo di Città, alla curiosità e all'indulgenza diamanti del Creato e cultori della pietra, venuti numerosi da L'Aquila e da Campobasso, per l'apertura del museo Civico Permanente della Pietra. Parole radunate adesso come foglie tremule cadute al suolo, e trascritte qui di seguito per volere di Antonio De Marinis, il cuore parlante della pietra, studioso e autore già nel 92 di un "intimo" libro su `7l culto della pietra a Civitacampomarano", e relatore ufficiale a Guardiafiera nell'inaugurazione del Museo. L'era Paleolitica, cioè della prima pietra, la più antica della preistoria, coincide con la nascita della civiltà sulla Terra. L'uomo primordiale, nelle sue rudimentali esigenze, incomincia a servirsi del ciottolo, della scheggia, di arpioni e zagaglie in pietra, per difendersi e procurarsi cibo. E già nel paleolitico superiore, le testimonianze ricchissime di vita, la capacità di fabbricare, la foga creativa, ci annunciano l'avvento delle prime "opere d'arte" da parte dell’”homo sapiens", del suo notevole progresso culturale e della diffusione rapida, di strumenti litici. Egli, con tecnica meravigliosamente efficace, imprime punti e segni astratti sulle pareti, generando l'arte figurativa, e facendo, delle caverne, dei veri e propri santuari in pietra. Instaura insomma il rapporto commozionale con i simili, con la natura e con la magia. L'essere umano via via al centro del cosmo, riserva alla pietra un simbolismo e un culto sempre crescente e trae dai fenomeni e dalle forme più singolari del cielo e della natura, i segnacoli e le epifanìe che poi riproduce sull'elemento litico. L'invisibile delle forze e delle entità, si fanno visibili! Cosicché nella prospezione storica, nel profilo etnologico e nelle concezioni pratiche di religioni primitive, risultano plurime le trame incise e narrate sulla roccia. Ed è proprio il progenitore molisano, il barbuto migrante "homo erectus" de "la Pineta" ad Isernia, il primo ad incastonare quattro milioni di anni fa, un tassello notevolissimo della evoluzione umana. Il suolo di questo sovraffollato accampamento preistorico "pentrio", poggiato direttamente sul travertino, ed i copiosi reperti lavorati su lastrine in selce, costituiscono uno scrigno di preziosità scientifica, capace di assicurare attraverso la pietra, ricerche tematiche interdisciplinari di interesse mondiale. Anche nei progenitori anonimi e più remoti di Guardialfiera, è germinata la genesi evolutiva, l'impiego, la passione alla pietra. E su di essa vi hanno scalfito lungo un dipanare di secoli, i sigilli della loro umanità, della individualità e della loro spiritualità. Da un'esperienza, nelle cave, di lavoro umile e monotono, dalla ricerca di sopravvivenza e di una finalità economica, fino alla capacità creativa ed al gusto d'essere collaboratori e coautori d'opere semplici o grandiose diffuse nel mondo. Più o meno insomma, per gli scalpellini di Guardialfiera, l'apologo simile a quello dei "tre tagliatori di pietra" dell'oriente. Ampie scalinate a Guardialfiera, strade e vicoli lastricati di selci e fiancheggiati da un corollario di architettura ora di rilievo, ora da costruzioni modeste, ma sempre in rifulgente pietra locale color bianco-rosa. Finestre e poggioli rifiniti, portali magnificati da piedritti e capitelli e chiavi di volta di incomparabile artificio e singolarità. Il bianco svettante campanile piramidale e la mole poderosa della Cattedrale, danno una fisionomia armoniosa ed austera ai due "corpus", quasi ad offrire, sulla pietra, il millenario racconto di fede, di arte, di storia, di contraddizioni d'un popolo, nella ricerca incessante del bello e del sacro. Pietre grezze o lavorate a disegno geometrico o a figure umane; blocchi quadrati, romboidali, rettangolari che s'incrociano; spighe di grano; spirali e tralci con grappoli d'uva; un intrico di fiori a quattro e ad otto petali; conci levigati e disposti in gradevole simmetria, costituiscono la "lavagna" e l'insieme dei massicci paramenti murari della Cattedrale. Sulla sua facciata orientale, s'apre un portale gotico dalla mondatura a piacevole alternanza di tondini e gusci, con capitelli a foglie d'acanto. È la singolare Porta Santa di Guardialfiera. Ad occidente invece, fra bassorilievi e intarsi lapidei, vi è un altro portale gotico, racchiuso fra dodici archetti pensili, poggianti su testine umane corrose dal tempo, e tutti lavorati a vario motivo geometrico, o in deliziosa asimmetria. Testine ancora incastonate in doviziosa quantità nelle stesse mura perimetrali, fra le quali appare anche la delicata lunetta con Agnello Crocifero; un masso squadrato con croce issata sul Golgota, e la monofora ad archi tribolanti, rivelatrice involontaria della Cripta. Pietre e sculture diverse. Un libro stampato sulla pietra. "Un museo all'aperto" annota Antonietta Caruso nella sua trattazione erudita sulla Chiesa. Più in là l'intaglio di una vivace scena di caccia, nel cui verticale tratteggio si osserva il predatore munito di mazza e corno, e la selvaggina costituita da quattro volatili differenti. Un "ISOS" rigato su pietra brunita, sotto l'arcata del Seminario, vorrebbe forse divulgare ed ancora inneggiare alla divinità di Cristo, proclamata nel 1° Concilio Ecumenico del 325 a Nicea. In un corpo avanzato del tempio, delimitato da grossi semipilastri angolari, sorge in alto, al centro, un gigantesco rosone, guarnito lateralmente da colonnine a spirale e sorrette da bestiole genuflesse. Ed ancora uno sciorinare di ornati e di bassorilievi fra i quali spicca un cetaceo bizantino, e due presbiteri processionanti con evangelario e turibolo, ai lati di un Vescovo, rivestito di solenni paludamenti con pastorale, mitra ed infule svolazzanti. Di nuovo pietre... pietre lucenti e del luogo all'interno della Cattedrale, pavimentata da solidi lastroni rettangolari. Colonne, absidi e uno scritto latino scolpito su un masso di pietra, ne conferma l'elevazione episcopale conferita da Papa Alessandro II con bolla del 1068. E l'acquasantiera, ed il Battistero del 1535 fatto costruire da Monsignor Cardillo in un ciclopico monoblocco, e l'ambòne ed il nuovo altare policromo, postconciliare in pietra noce di Guardialfiera. E pietra ancora nella mirabile Cripta sottostante il presbiterio. Voltine di schegge a crocera, gravanti su tozze colonne dal fusto in pietra, asimmetrico. Arcaici capitelli, con coralline a quattro foglie schematizzate negli angoli, incantano per lavorazione rudimentale e purezza espressiva. E proprio su un roccione titanico gli avi di Guardialfiera decisero di costruire il paese: l'attuale borgo medioevale, quasi ad obbedire come l'uomo saggio - a quella esortazione evangelica secondo cui: "cadde la pioggia, inondarono i fiumi, soffiarono i venti; la casa non cadde: era edificata sulla pietra" (Mt. 7,25). Un ammonimento indiretto da quella "roccia" - chissà - anche all'uomo stolto di sempre che, follemente, azzarda la costruzione di ideali e di vita sulla sabbia. "Ma venne la pioggia, inondarono i fiumi, soffiarono i venti: e per quella casa la rovina fu grande". (Mt. 7,27). Tanta storia e tanta arte intrecciata in una summa di peculiarità, di significati e di prospettive anche sulla valorizzazione e l'impiego futuro della pietra, ha indotto 1'A.I.I.G. Sezione del Molise a costituire a Guardialfiera, nel Palazzo di Città, il "Museo Civico Permanente della Pietra", inaugurato nel pomeriggio di domenica 19 settembre 1999. Reperti selezionati da un Comitato Scientifico; fossili; sassi con litodomi tratti dal Biferno e dal fondo del Lago; bacheca contenente cimeli e reliquie di attrezzi classici per la lavorazione antica della pietra, già preservati da Peppino Greco detto “Sceriffo”; immagini e richiami di bellezze riportate su diapositive plastificate a colori, esposte con sapiente grazia ed illustrate da fluide didascalie, fanno del Museo la magnificenza di un passato contemplato nel presente, e la fermezza di un popolo che tenta di superare dissipazioni, e di salvarsi, nel prodigio d'una costellazione di pietre.
Vincenzo di Sabato - Presidente Centro Studi "Molise 2000" –

DALLA PIETRA AD INTERNET: UNA POTENZIALITÀ ED UN FUTURO DI BENESSERE

Qualcuno fra gli amici è solito burlarmi definendomi "il Sindaco della Pietra". Forse perché ho dentro i vettori ereditari della mia gente antica; forse perché sono un tecnico portato alla ricerca della vera identità urbanistica; forse perché scopro giorno per giorno nella pietra la forza, il rigore, la resistenza e lo spettacolo di mille sfumature e mille sorprese. Né tale appellativo mi dispiace. Mi ritengo anzi orgoglioso d'essere Sindaco pure per quelle vecchie cave a "Valle Cupa", da cui di recente risultano svellati esemplari - esposti ed esaminati da scienziati alla Mostra internazionale della Pietra a Verona e a quella di San Niccolò ad Arezzo - riconosciuti fra i preminenti nel mondo per modulazione cromatica e per elevata inflessione ai più crudeli agenti chimici ed atmosferici. È per via di quel "vizio" e di quella predilezione che, con l'Amministrazione Comunale, tentiamo di salvare e di riportare qui là Ci abbiamo provato già: trasformando lo spartitraffico, nella piazza principale, in un curioso lastricato di ciottoli scheggiati; collocando rocce rudi e titaniche a richiamo e a decorazione, fra i giochi e le aiuole, nel Belvedere cittadino; issando un cippo - a mo' di fontana - nella Villetta Comunale, in omaggio agli scalpellini d'ogni tempo, riaggraziata con cordoli in pietra; incastonando lapidi in "occhio di tigre" indicative e significative di memorie e di luoghi. Ci proveremo:scorticando intonaci selvaggi da edifici pubblici e riesaltando la pietra nella sua mirabile nudità; rimuovendo ove possibile impianti stradali dissennati da pietre "forestiere" e vistosamente friabili; rigenerando l'intero Centro Storico ed "innovandolo d'antico", mediante selci dalle policrome tonalità ed avvalendoci, per la copertura della spesa, delle provvidenze di cui al "QCS" (Quadro Comunitario di Sostegno). Ma più che eliminare incrostazioni e rievidenziare tesori celati, obiettivo fondamentale è toglierci da dosso la crosta di tristezza dovuta all'abbandono dei mestieri e delle arti legate alle cave, immaginarne sfruttamento e sviluppo ed operare perché nei giovani se ne risvegli l'interesse, intraprendenza e creatività, per puntare a conseguenti sbocchi professionali e occupazionali.
Il "Museo della pietra" può dunque essere un salvataggio. Ed avverto perciò gratitudine nei riguardi di Rocco Cirino, Michele Cianciullo, Domenico Lucarelli e di tutto lo Staff molisano dell'Associazione Insegnanti di Geografia, per l'abnegazione e la professionalità profusa nell'ideare e realizzare il Museo, nuovo faro di luce culturale, turistico e didattico per questo luogo, già definito da Cirino, "Cerniera di Molise". Devo dire grazie al Prof. Antonio Patavino e ai molti docenti e turisti giunti dall'Aquila oggi nel benessere di questa magia, in cui la storia della pietra e della civiltà, s'immergono nella natura - fra monti, lago, boschi - laddove la cultura talvolta si esprime anche nel silenzio di percorsi campestri. Agli amici abruzzesi, peraltro amo rilevare come L'Aquila e Guardialfiera abbiano ragioni per fondersi ed operare perfino in un solo identico titolo di fede, poiché l'uno e l'altro luogo godono dello stesso singolare privilegio sacro: la Porta Santa di Collemaggio a L'Aquila; la Porta Santa di S. Maria Assunta in Guardialfiera. Nell'anno 2000, in cui il mondo e la Chiesa celebrano il bimillenario dell'incarnazione di Cristo, assai auspicabile ed opprtuno mi pare fonderci nelle iniziative, con la pienezza delle ufficialità. Sia per lucrare assieme, noi lì e loro qui (il 2 giugno e il 28 agosto, giorni rispettivamente d'apertura delle due Porte Sante), lo straordinario beneficio giubilare, sia per proseguire e approfondire in due Convegni di Studi, il tema della "Pietra Angolare", e per sviluppare l'aspetto cronologico e misterico del privilegio e del grande evento riferibile alle due Città "del Perdono". Grazie al dott. Antonio de Marinis, originario della leggendaria e dotta Civitacampomarano, (oratore ufficiale di questo incontro e curatore della pubblicazione degli atti). Grazie per le parole che ci dirà, per l'amicizia già espressa, per i pensieri, i desideri, le attese inespresse. Cose sue, divenute già nostre, preziose per un'aggregazione ed un mutuo conforto che ci nobilita, e che ci rende istintivamente disponibili e pronti ad anticipare e realizzare - attraverso la rinomanza passata della pietra e il suo sito futuribile in internet - una più gradevole convivenza, un benessere comune ed il dovuto progresso delle nostre genti compatibile fra le realtà e le sfide del ventunesimo secolo.
Remo Giuseppe Grande - Sindaco di Guardiafiera

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